Paura del dentista: come riconoscerla e superarla per tornare a sorridere
Quante volte avete spostato un appuntamento dal dentista "alla settimana prossima"? E poi a quella dopo ancora? Se vi riconoscete, sappiate che siete in buona compagnia. La paura del dentista è una delle ragioni più diffuse per cui le persone trascurano la propria bocca, e non colpisce solo chi ha avuto brutte esperienze da bambino. Capita a professionisti affermati, a genitori che accompagnano i figli senza problemi e poi si bloccano quando tocca a loro, a persone che non sono mai state male sulla poltrona in vita loro.
Ammettere di avere paura non è una debolezza. Anzi, è il punto da cui si parte per evitare che l'ansia decida al posto vostro.

Da dove nasce la paura del dentista
C'è una differenza tra il classico nervosismo prima della visita e la dentofobia vera e propria, che è una paura più intensa e a volte paralizzante. Le radici però spesso si somigliano. Può essere un ricordo doloroso rimasto impresso, magari di un'otturazione fatta trent'anni fa con tecniche che oggi non si usano più. Possono essere i racconti di amici e parenti, sempre un po' esagerati. Oppure c'è quella sensazione difficile da spiegare di stare sdraiati, con la bocca aperta, senza poter controllare quello che succede.
In realtà, parlando con i pazienti, emerge quasi sempre la stessa cosa. A spaventare di più è il non sapere. Il trattamento in sé, quando finalmente arriva, si rivela quasi sempre meno terribile di come lo si era immaginato.
Le paure più frequenti
Ognuno ha la sua. C'è chi teme l'ago dell'anestesia e chi il dolore in generale. Qualcuno non sopporta la vibrazione del trapano, altri l'odore tipico dello studio. E poi ci sono quelli che hanno paura di non riuscire a comunicare, di non poter dire "fermati" nel momento del bisogno.
Capire qual è la vostra paura specifica fa una grande differenza. Un buon dentista non tratta tutti allo stesso modo, e se sa cosa vi preoccupa può organizzare la seduta di conseguenza invece di affidarsi a soluzioni standard.

Come si manifesta e perché peggiora nel tempo
Il cuore che batte forte già in sala d'attesa, le mani sudate, le spalle rigide, a volte persino la nausea. Il corpo reagisce come se ci fosse un pericolo reale.
Il vero problema arriva dopo. Chi ha paura tende a rimandare e intanto una piccola carie diventa una carie profonda, una gengivite si trasforma in parodontite, un dente che si poteva curare facilmente finisce per richiedere un intervento più impegnativo. E più l'intervento è complesso, più la paura cresce. È un circolo vizioso che si alimenta da solo, l'unico modo per interromperlo è tornare in studio il prima possibile.
Soluzioni pratiche che funzionano davvero
Partiamo dalle cose semplici, che spesso sono anche le più efficaci. Parlate con il dentista prima ancora di sedervi in poltrona e raccontategli cosa vi mette a disagio. Mettetevi d'accordo su un segnale, per esempio alzare la mano, per chiedere una pausa in qualsiasi momento. Provate qualche esercizio di respirazione lenta prima e durante la seduta, perché aiuta davvero a tenere a bada la tensione.
Per i pazienti più ansiosi, o quando si affrontano interventi di implantologia più articolati, esiste la sedazione cosciente. Si resta svegli e collaborativi, ma molto più rilassati, e spesso a fine seduta si ha solo un ricordo vago di quanto accaduto.
Un aiuto concreto arriva anche dalle tecnologie digitali. Con la pianificazione digitale del trattamento il paziente può vedere in anticipo cosa verrà fatto, in che tempi e la proiezione del risultato atteso. Sapere cosa aspettarsi toglie di mezzo buona parte dell'incertezza, che come abbiamo visto è proprio la benzina dell'ansia.
L'errore più comune
Avere paura è normale. Quello che davvero complica le cose è tenersela per sé. Chi non ne parla con il proprio dentista finisce quasi sempre per rimandare le cure fino a quando il dolore non lascia scelta, a quel punto l'intervento è spesso più lungo e più invasivo di quanto sarebbe stato qualche mese prima.
Da My Dental Care & Assistance il primo colloquio senza impegno serve esattamente a questo. Prima di parlare di terapie, preventivi e tempi, ci prendiamo il tempo di ascoltarvi e capire cosa vi preoccupa. In seguito costruiamo insieme un percorso di cura su misura.
Se è da un po' che rimandate, questo potrebbe essere il momento giusto per fare il primo passo.


